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VERSO IL PRINCIPIO - 1°classificato
Autore: Leonetti Giuseppe
Andiamo,
confusi in un giro di nebbia,
comparsi in un mondo intemo
al centro della terra,
isola di morti
senza un'onda di cielo.
Le due strade, la bianca e la nera, ;
non ci sono, non si vedono,
né il seggio di basalto
su cui meditare, da cui partire.
Tutto rotea e muta
sulla giostra penosa dì maschere appese, saliscendenti.
Porte infinite ci danzano attorno,di mogano e d'oro,
specchiere glaciali, alcune son bare soffocanti
e dietro paura, solo paura del "non ancora", del "mai più".
Tra una porta e l'altra svetta la muraglia grigia,
quella che non hai mai considerato.
Bisogna saltarlo, quel muro, ad occhi chiusi, con la Fede nel cuore.
Il gabbiano, come una bianca lancia, fugge alle feroci tempeste,
agli artigli d'acqua dell'Oceano urlante :
Sa, con occhi di lampo, che Terra l'aspetta,
la Madre bianca, scogliera irrespingibile.
Il verde bruco senza pupille
l'albero trova, la fresca foglia venulata,
una mano aperta d'amore.
Lui stesso è albero ospitale, lui foglia nutrice, differenza svanisce. Viviamo come I' acqua corrente, tratti a valle da noi stessi, scorticati sulle pietre taglienti
frustati dalle radici gocciolanti
morenti nelle torbide gore strozzate di limo
in fuga perenne nei precipizi.
Alla fine, l'orrida cascata,
il tuono senza luce,
la voce silenziosa del nulla,
ruina insensata.
Ma l'acqua di fonte non fugge,
gentile si lascia raccogliere nel palmo,
eppur viaggia, rincasa
purissima fra i mille colori del mondo, fra sole e nuvole, e canta coi volti riflessi di bimbi sereni
che s'affrettano lieti all'abbraccio del padre.
L'acqua di fonte non ha cura, l'aspetta la diga, la raccoglie, adunata
nella calma chiara, vivente.
Saltiamo il primo muro, con animo,
decidiamo con amore vivo,
col dono d'un sorriso.
Dio, la Diga,
Dio, il Riparo,
Dio, il Porto celeste
è già lì che ci attende.