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Vocabolario

Chi Siamo

A
A ripèta: si chiamano così le canzoni di sdegno o di rifiuto cantate dalle giovanette sull'altalena e dai giovanotti, in prossimità delle case delle ragazze.
Abauzzati: Alberi incisi dalla parte vicina al tronco per arrestarne la vegetazione.
Abballaturu: Pianerottolo della scala.
Accapunare: Potare gli alberi in modo da far restare solo il fusto. Adacquare: Irrigare i terreni.
Acci: Sèdani.
Acinu: Chicco d'uva.
Acitu: Aceto.
Acquata: Vinello. Vino allungato con acqua.
Affascinu: applicazione rituale eseguita da una donna con la "virtù" su una persona o un suo oggetto personale, per toglierle il malocchio o guarirla da altri malanni.
Agliara: Crivello per grano con fondo di steli di paglia.
Agrilli: Lische di lino.
Allumare la lampa: Accendere la lampada.
Amitto: Panno di lino bianco con due nastri per legarlo in vita, che il Sacerdote si pone al collo come primo indumento quando si prepara a celabrare la Messa o altra funzione religiosa.
Ammattulare: Avvolgere il fieno mietuto in matasse.
Ammollare: Mettere a mollo i tessuti.
Amurella bianca: Gelso bianco, sia la pianta che il frutto.
Anìmulu: Arcolaio.
Annettare: 1) Pulire il grano dalle erbacee. 2)Tagliare i rami secchi e fungosi degli alberi; togliere anche le erbacce dal grano.
Anta: Lato verticale del telaio di porta o finestra. Per indicare come tra due litiganti non bisogna mai intromettersi, si suole ancora dire: "Nun mintere mai 'a manu tra l'anta e la paranta" (Non mettere mai le mani tra l'anta e la paranta perché si corre il rischio di farsi del male).
Antu: Linea di demarcazione tra la terra arata o zappata e quella ancora da arare o zappare.
Apprezzatore delle castagne: La persona che stimava, con una certa approssimazione, la quantità dei frutti che si potevano raccogliere da una pianta.
Aria: Aia.
Arramare: Disinfettare il grano con soluzione liquida a base di solfato di rame, prima della semina.
Arramare: Disinfettare il grano o il vigneto con soluzione liquida di solfato di rame.
Arramata: Soluzione di solfato di rame per disinfettare le viti.
Arramata: Soluzione di solfato di rame.
Arripaturu da pignata: v. Tenapignata.
Arrisinare: Quando la rugiada {risina) colpisce il grano e non lo fa vegetare.
Arroccare: Sfoltire i rami inutili degli alberi e modellare gli altri a mo' di rocca (conocchia).
Arruzzare: L'azione dell'umidità del clima che corre di ruggine lo stelo del grano.
Assammararo: Risciacquare i panni dopo il bucato.
Assibberare: Sturare le vasche di raccolta delle acque piovane o di polle d'acqua per irrigare orti o piccoli appezzamenti di terreno coltivato.
Assu: Ferro o legno attorno al quale gira una ruota. Serviva sia per il carro che per il tràino.
Attizzaturu: Ferro usato per ravvivare il fuoco del focolare.
Avuzu (còrchie d'): Cortecce dell'ontano. Bollite servivano per colorare marrò filati e tessuti.
Azzarinu: Acciarino. Lo si usava per provocare le scintille con le quali si accendeva l'esca e quindi il fuoco o la pipa.


B
Bacchetta: Complesso formato da: mazza - frustinu puntetta. Era usata dai carrettieri per spronare gli equini durante il viaggio.
Bagliva: Zona territoriale comprendente diversi centri abitati, tutti sotto la stessa giurisdizione amministrativa.
Baldacchino: Drappo sostenuto da aste o colonne che sta a coronamento di altari.
Ballaturu: v. Abballaturu.
Bambace: Cotone a fiocchi usato anche per confezionare i lucignoli.
Bastuni: Raggi delle ruote del carro e del tràino. Erano 12, due per ogni gavìglia.
Biafa: Biada.
Biafera: Vaschetta di legno nella quale veniva messa la biada.
Bocata: Bucato.
Braccio: Misura di lunghezza equivalente a cm. 53 circa.
Brusca: Spazzola di setole dure per equini.
Buffetta: Piccolo tavolo basso sul quale si mangiava e che veniva poggiato sulla base del braciere.



C
Cafarùne: burrone.
Calaturu: Saliscendi della porta.
Camastra: Catena di ferro o di legno alla quale veniva appeso il paiolo.
Cammise: Camicie.
Càmmiso: Camice di cui si servono gli ecclesiastici nelle funzioni religiose.
Campiertu: Telaio di legno del tràino.
Canaletta: Grondaia.
Cáncaru: Cardine di porta o finestra.
Cancella: Cancellata in ferro a custodia delle finestre del pianterreno.
Cànchero: Cardine della porta.
Candela: Pioppo trèmulo.
Canna: Antica misura di lunghezza equivalente a m. 2,12; usata anche come misura di volume.
Cannata: Boccale di terracotta.
Cannaruta: Oggetto di rame a forma di vaschetta bislunga con manico inclinato sul lato lungo. Serviva a raccogliere i grassi che gocciolavano quando si arrostiva allo spiedo carne di maiale (lardo, pancetta ecc.).
Cannata: Boccale di terra cotta; misura di capacità di litri uno ed un terzo.
Cannata: Brocca o boccale di terracotta per acqua o vino.
Canne: Canne per raccogliere il filo.
Cannelle: Canne più piccole per lo stesso scopo. Queste ultime venivano messe nella "navetta".
Cannitelli: Ampolle di vetro nelle quali si mettono l'acqua e il vino quando si celebra la Messa.
Cannizza: Graticciata di canne o listelli di legno sospesa alle travi per conservare il pane.
Cannizzaru: solaio della casella usato come essiccatoio delle castagne.
Cannizzu: Soffitta.
Cantajo o cantàro: Antica misura di peso equivalente a kg. 90.
Cántaru: Vaso da notte di terracotta, cilindrico con coperchio di legno. Piuttosto alto nel quale si soddisfacevano i bisogni fisiologici notturni.
Cantunera: Angolo esterno della casa.
Caparra: Somma anticipata come impegno di acquisto nella compravendita.
Capicchiale: Punto dove si legava il giogo con le stanghe del carro.
Capizza: Gavezza degli equini.
Capisciola: Cascame di seta. Per dire che non bisogna confondere il buono col cattivo si dice ancora: "Non mescolare la seta con la capisciola".
Capitinale: Verticello superiore del fuso.
Capizzu: Capezzale del letto.
Cappa: Ricca sopravveste che usano i sacerdoti in alcune sacre funzioni.
Carce: Calce.
Cardare: Cardare, scardassare, lana o lino.
Cardillu: Lucchetto.
Cardu: Cardo, scardasso. Attrezzo usato per cardare lana e lino
Carlino: Antica moneta equivalente a L. 0,42.
Carmosino: Tessuto di tinta rossa.
Carmu: carme, invocazione, preghiera per calmare un malanno.
Carrarizzi: Corde per legare il carico del carro.
Carretta: Tràino di modesta portata.
Carrettieri: Conducenti di carrette.
Carrettune: Carro da passeggio. Era sormontato da una specie di baldacchino e serviva come mezzo di trasporto per le famiglie dei padroni in occasione di gite campestri. Delle volte veniva usato anche per la caccia. Per il tiro dello stesso, venivano usati buoi particolarmente abituati alla calma. Gli stessi erano scelti anche tra i più forti e perciò non era necessario nemmeno il sistema frenante "martellina". Nella discesa i buoi alzavano il collo e frenavano, con la loro forza, il carro a seconda della necessità. Ciò era possibile perché il peso trasportato era relativamente leggero.
Carricaturi: Corde per assicurare il carico ai basto.
Carrozzinu: Biròccio, calesse.
Carru: Carro da buoi.
Carru d'a litama: Carro appositamente costruito per spargere lo stàbbio sui terreni da concimare. La sua caratteristica consisteva nel fatto che era ribaltabile. Metà della cassa, quella posteriore, poteva essere ribaltata azionando un gancio che la teneva fermata. Dopo che lo stàbbio era stato sparso, si riagganciava al telaio.
Cartapècora: Pergamena. |
Cartella: Ordinativo di pagamento.
Carusa: varietà di grano ricco di glutine coltivato in pianura e in collina.
Cascetta: Cassetta che si portava sotto il tràino e nella quale venivano conservati gli attrezzi di uso più comune.
Càscia: Cassapanca per conservare biancheria o altri oggetti.
Càscia d'u tilaru: Scheletro in legno del telaio.
Càscia 'e l'assu: Cassa di legno per proteggere l'asse.
Casciune: Grande cassone di legno per conservare grano o farina.
Casicavalli: Caciocavalli.
Càssara: Cassa battente nella quale si fissava il pettine.
Cassarola: Casseruola.
Casu: Formaggio.
Catarattu: Botola per scendere al piano inferiore.
Catinazzu: Catenaccio.
Catine 'e fierru: Tiranti e coronamento di ferro a sostegno di muri lesionati dal terremoto, compresi i ferri che sporgevano all'esterno.
Catuoiu: porcile.
Cavagliuni: Covoni di grano.
Cavallaru: cresta del tetto dove si uniscono gli spioventi dello stesso.
Cavallettu: Cinghia di cucio che univa la "vraca". con la "vardella".
Cavallo: Antica moneta equivalente a 0,33 centesimi di lira.
Cazzarielli: piccoli pezzi di legno usati per alimentare le carbonaie. Designano anche i semi di giunco nero facilmente infiammabili.
Ccurtàglia: Ricotta più lunga della normale.
Cecarole: Fessure verticali nei muri di sostegno per permettere lo scolo delle acque. Anche quelle dei comignoli attraverso le quali fuoriesce il fumo.
Cellaru: Cantina, luogo fresco dove si conserva il vino nelle botti.
Centarola: varietà di grano povero di glutine coltivato nelle zone più assolate della Sila.
Cera bianca: Candele di cera bianca.
Cera rossa: Candele di cera rossa usate in particolari occasioni.
Cera vergine: quella pura tolta dal favo.
Ceramìli: Tegole curve di argilla costruite localmente e cotte in fornaci a legna. Molte località portano il nome di "ceramilio".
Cerrata: sevizie perpetrate da giovanette e donne "vogliose", soprattutto su ragazzi non molto grandi.
Cerriglia: Recipiente di terracotta a due manici per acqua da bere.
Cesina: Taglio ed incendio di molti alberi.
Cheppa: scialle di lana.
Chiamate: Serie di risalti lasciati in un muro esterno nell'eventualità di potervene collegare un altro.
Chiantare: Piantare, per lo più patate e ortaggi.
Chiantina: Pianticelle da trapiantare, specialmente di ortaggi.
Chiantune: Pianta giovane da trapiantare.
Chiave: Cuneo di legno incastrato nella punta delle, "vertere" del carro da buoi per tenerle unite.
Chiudenna: Qualsiasi aggeggio per chiudere porta o finestra.
Chiumazzu: Straccio per lavare i piatti.
Ciancianielli: Sonagli che venivano appesi al collo dei cavalli o altri equini.
Ciappetta: Anello di stoffa fissato con una spilla di sicurezza sul lato sinistro del petto della donna e nel quale veniva infilato il "magliariellu" quando le donne sferruzzavano.
Cibbàrie: Cibi offerti in occasione di feste patronali ai componenti della banda musicale.
Cicculatera: Piccolo recipiente di latta per bollire latte o preparare caffè.
Cièvuzu: Gelso sia bianco che nero.
Cifreca: Vino di cattiva qualità. Iett. ci frega).
Cigna: Cinghia di cuoio usata nella bardatura degli animali.
Ciminera: Cappa del camino. Sul bordo inferiore si poggiavano: fiammiferi, lucerna ed altri oggetti utili.
Cìngolo: Funicella o grosso laccio che cinge alla vita il camice dei sacerdoti celebranti.
Cinnarata: Cenere bollita per fare il bucato. A seconda della qualità della biancheria si usava diversa qualità di cenere ricavata dalla combustione di pioppi o faggi.
Cinnaraturu: Telo di stoffa ruvida che serviva per filtrare la "cinnarata".
Cintarola: Varietà di grano duro.
Cippu: Grosso ceppo di legno da ardere sul quale poggiavano altri legni.
Circhietti: Cerchi di ferro che stringevano il "minolu" perché non si spaccasse.
Circhiune: Cerchio di ferro che stringeva le ruote del carro o del tràino.
Cista: Cesta di vimini intrecciati.
Cistella: Piccola cesta.
Cistiellu: Cesto di vimini nel quale si solevano mandare i doni alla famiglia della prossima sposa che a sua volta vi metteva quelli per i familiari dello sposo.
Cistune: Cestone per conservare grano.
Ciucciu: 1) Arnese di legno ad Y posto sotto la parte anteriore del tràino. Serviva a puntellare il tràino carico quando allo stesso non erano attaccate le bestie. Su tale aggeggio posava tutto il veicolo. 2) Attrezzo che permetteva di tirare la "martellina". 3) Asse girevole posteriore al carro o al tràino che permetteva di stringere il carico.
Ciucciu: Asino.
Còccaru: Corno di bovino o di montone porta attrezzi che serviva per custodire: I'incudine, il martelletto e la cote, attrezzi per affilare il falcione.
Collanella: Cinghietta che reggeva il "petturale" nella bardatura degli equini.
Colonnellu: v. Mónacu.
Colonnetta: Comodino.
Cògliere: Raccogliere frutti da piante di alto fusto.
Conca: Vaso di terracotta verniciata o di rame per uso di cucina o altro.
Conchetta: Piccola conca.
Coppa: Scodella di legno costruita a mano nella quale mangiavano tutti i familiari. Per lo più era usata dai pastori. La bontà della coppa consisteva nei fatto che tutti si affrettavano a mangiare per tema di restare all'asciutto e anche perché nessuno poteva notare quanto avessero mangiato gli altri.
Coppinu: Mestolo a forma di piccola coppa usato per scodellare la minestra.
Corporale: Velo inamidato sul quale si posano calice ed ostia durante la celebrazione della Messa.
Coscini: Cuscini.
Cotta: Indumento bianco con merli e bordi che s'indossa sopra la veste talare.
Cozze: Tavole ricavate dalla parte esterna dei tronchi di pino.
Crivu: Crivello per farina.
Cruce: La Croce.
Cruce d'u tilaru: Due righe di legno ben piallato che si disponevano a X tra i fili dell'ordito, all'inizio della tessitura, per evitare che gli stessi si ingarbugliassero.
Crucera: v. Cruce d'u tilaru.
Cucchiaru: Cucchiaio di legno o di metallo.
Cucchiara: Mestolo della padella, schiumarola..
Cuccia: grano germinato e bollito, condito con carne di capra e di maiale, riposto in pignatte e cotto al forno per circa 24 ore. E' il piatto tipico delle feste patronali di alcuni paesi della Presila.
Cucinare: Mestolo piatto di legno per rimescolare la minestra.
Cucullu: Bozzolo del baco da seta.
Culaturu: Colino per uso familiare.
Culazza: Parte posteriore del tràino.
Cumpustuori: Pezzetti di legno che si legavano ai lacci che reggevano i licci per segnalare alla tessitrice l'esatta posizione dei pedali.
Cunfettinu o cumpettinu: Piccolo confetto.
Cuòcciu 'e cafè: Chicco di caffè.
Cuófine: Cesto di salici intrecciati con due manici usato per trasportare merci varie.
Cuonzu: opificio nel quale dalle radici di liquirizia macinate e bollite viene estratto il relativo succo. Denota anche le località dove sono dislocati tali opifici, nonché quelle dei campi di liquirizia.
Cupa: grande albero di castagno con il fusto cavo.
Curare: Imbiancare e ammorbidire le tele tessute lavandole e ri lavandole.
Curtiellu: Coltello, anche quello usato per potare gli alberi.
Curve 'e 'mbastu: Legni curvi che formavano l'ossatura del basto.
Cuscini: Fodere.
Cuticchia: Cote. Pietra sulla quale si affilavano i coltelli.
Cuverte: Coperte.



D

Deda: Legno resinoso ricavato dai pini silani usato per accendere il fuoco o per illuminazione.
Difesa: Estensione di terreno in Sila.
Discèpolo: Apprendista di qualsiasi maestro artigiano.
Dubrune: Grosso cardine per porte di larghezza superiore alla normale.
Ducato: Antica moneta del valore di L. 4,20.



E

Escituru: Abbaino.
Esito: Spesa.


F
Faciune: Falcione. Falce con manico lungo per falciare il fieno.
Fallacche: Assi di legno di castagno fissate sulle travi e sulle quali veniva posto il massetto per il pavimento.
Falsa rètina: Briglia più corta che serviva per avvicinare il mulo laterale "vilanzinu" a quello centrale nel tiro del tràino. Fasse: Fasce per neonati.
Fàuce: Falce per mietere il grano.
Fàvvure: Pannolini
Fezza:Residuo al basso della damigiana quando il vino completa la fermentazione.
Fermatura della porta: Serratura della porta
Ferrare: Mettere i ferri agli zoccoli degli equini e dei bovini.
Ferrature: Maniscalco.
Fierri: Ferri per gli zoccoli di equini e bovini.
Filare: Filare.
Filu 'e sbiersu: Sporgenza del tetto sulla quale veniva poggiata la grondaia.
Fiori a specchio: Fiori conosciuti anche come "medaglioni del Papa" o "fiori di seta". Hanno un diametro di circa cm. 4; sulla pianta hanno il colore lilla (somiglia vagamente al colore del fiore di lino); meravigliosi a vedersi, vegetano nelle vicinanze del fiume Savuto. Secchi sono fragili e assumono colore beige chiaro. Altra caratteristica è il margine: intero, rotondo simile ad un sottilissimo giunco, ricorda la cornice dello specchio; ha colore marrone scuro. In botanica è indicato come "Lunària".
Fiori: Fiori artificiali costruiti in occasione di particolari festività.
Fiscella: recipiente per la ricotta.
Focularu: Caminetto.
Focune: v. Focularu.
Forche: Forcelle di legno usate per puntellare i rami degli alberi sovraccarichi di frutti.
Frannina: Panno di lana tessuto in casa.
Frascata: Muro divisorio costruito con graticciata di fruste di castagno successivamente intonacata. Si aveva particolare cura di tagliare le fruste nel periodo in cui ogni aspetto vegetativo era cessato e comunque nell'ultimo quarto di luna, possibilmente in dicembre o gennaio. Ciò per aumentarne la durata.
Frasche: Fascine di rami secchi usati per riscaldare il forno per la cottura del pane.
Fratiellu: Pezzo di legno che si legava alla ruota del carro o del tràino per sostituire un raggio non potendo essere sostituito con uno nuovo.
Fressura: Padella.
Friégula: Piccolo sgabello quadrato costruito con rami di "friegulazzu" pianta che vegeta nelle zone marine.
Fronda bianca: Fogliame, sia del gelso bianco che di quello nero. Venivano usate per l'allevamento del baco da seta. La bianca veniva somministrata ai bachi nei primi giorni di vita perché piú digeribile.
Fronda nera: Fogliame, sia del gelso bianco che di quello nero. Venivano usate per l'allevamento del baco da seta. La nera veniva somministrata ai bachi nel periodo successivo ai primi giorni di vita.
Frósparu: Fiammifero.
Fruntizza: Cerniera.
Frustinu: Strisce di cuoio intrecciate ed alle quali veniva legata la"puntetta" della "bacchetta" del carrettiere.
Fucágliu: Tappo, turacciolo.
Fumaru: Comignolo del camino.
Funicelle: Corde sottili per legare il carico del tràino.
Furca: Arnese di legno a due denti per rivoltare il fieno.
Furcella: Legno a forcella posto vicino al carrettiere ed infilato sul lato destro del veicolo. Allo stesso veniva appesa la "bacchetta" e inizio pagina qualche volta anche la colazione avvolta in un tovagliuolo.
Furcina: Forchetta.
Furcune: v. Furca ma più grande.
Furise: tuttofare maschio della masseria.
Fusa: Spiovente o falda del tetto.


G
Gàccia: Scure, accetta.
Gacciotta: Piccola scure, accetta.
Gallone: Bordo ricamato liturgico per càmici e cotte.
Gattuzzi: Pietre, generalmente di tufo, che servivano a sostenere i balconi.
Gavìglia: Cerchio di legno, interno a quello di ferro delle ruote del carro o del tràino. Era formato da 6 pezzi e fissato con bulloni al cerchio di ferro.
Gávita: Catino piuttosto grande di terracotta.
Giornata alla scarsa: Compenso per una giornata lavorativa senza diritto al vitto.
Gliòmmaru: Gomitolo di lana o di filo.
Gradiglia: Graticola.
Graffe: Anelli di ferro posti ai lati del tràino e nei quali venivano infilati i pali delle sponde.
Grana: Antica moneta del valore di L. 0,04.
Granatu (còrchie 'e): Bucce della melagrana che bollite servivano a tingere marrò scuro filati e tessuti.
Grancàscia: Grancassa, tamburone.
Grano bianco: Qualità di frumento che produce farina bianca. Grano tenero.
Grano: Frumento.
Grasso: Sugna, strutto di maiale.
Graste: Cocci di mattoni o tegole.
Grastiellu: Rastrello.
Grattacasu: Grattugia.
Grattarola: v. Grattacasu.
Gregna: Fascio di più manipoli di grano.
Guaju: malanno, malattia lunga e fastidiosa.
Guardiole: Paraocchi per gli equini.
Guarnimienti: Il complesso di tutti gli oggetti che formavano la bardatura degli equini.
Gucciettu: Botola per accedere alla soffitta.
Gulliare: Sferruzzare per fare calze, maglie ecc..
Gúmmula: Brocca di terracotta con collo stretto per contenere acqua da bere.
Gunnelle: Gonne.


I
Intempiata: Soffitto ligneo.
Intròito: Incasso, entrata.
Isca: Esca, fungo legnoso facilmente infiammabile.


J
Jacchera 'e lume: Torcia di legno resinoso.
Janni: Palo con ramo orizzontale al quale si appendeva il paiolo per bollire la minestra. Poteva essere di pino o faggio.
Jermanella: Frumento la cui farina rassomiglia a quella della segala.
Jermanu: Segala.
Jèrmite: Manipolo di grano.
Jiditali: Ditali. Cannelli di canne nei quali i mietitori infilavano le dita della mano sinistra per salvaguardarle dalla falce.
Jippuni: Corpetti da donna.
Jujjarulu: Soffietto di ferro o di canna nel quale si soffiava per ravvivare il fuoco nel caminetto.
Jusca: Pula.
Jussu: diritto a una remunerazione in natura di furisi, pastori e taglialegna. Denota anche un diritto attivo di servitù.
Juta: andata, visita fugace.


L
Lampa: Lampada ad olio di oliva.
Lana carvellise: Lana di pecore di razza carapellese di colore nero.
Lana janca: Lana di pecora cosiddetta pugliese, bianca.
Lana russtica: Lana di pecora nostrana.
Lana sciare: Lana di pecora dalla lana bianca e molto lunga.
Lana: Lana.
Lavurare: Lavorare, arare la terra.
Lenzula: Lenzuola.
Lettèra: Tavolaccio. Letto fatto di tavole poggiate sui panchetti di legno.
Libra: Antica misura di peso di kg. 0,320.
Liettu: Letto.
Ligàccie: Legacci o tutto ciò che serve per legare.
Limma: Grande scodella di terracotta.
Linaru: Linaiuolo.
Linazza: Cascame di lana, stoppa. La si usava per riempire cuscini o materassi.
Lino femminile: E' la migliore qualità di lino; si coltivava nelle terre silane perché piú resistente al freddo.
Linterna: Lume a petrolio o ad olio che veniva appeso sotto il carro o il tràino per illuminare la strada nelle ore notturne e per segnalare la sua posizione ad altri veicoli.
Linu fimmininu: Varietà di lino resistente al freddo. Si coltivava in Sila.
Linu masculina: Varietà di lino meno resistente al freddo.
Linu: Lino.
Litame: Stabbio animale destinato a concimare i terreni.
Litamiare: Spargere stabbio animale sul terreno
Litra: Antica misura di capacità per olio. Nella nostra zona misurava litri 2 e 3/4.
Lizzi: Licci.
Luma: v. Deda.
Lume: Legno resinoso di pino silano usato sia per accendere il fuoco che per far luce.
Luminu: Lumino di cera o vegetale che ardeva nella lampada ad olio.



M
Macinella: Pietra di granito sulla quale si raffinava il salgemma o il pepe quando si doveva fare il pane o salare la carne di maiale.
Maciniellu: Macinino per il caffè.
Magara: 1) Foro attraverso il quale il fumo passa dalla base del focolare al camino per favorire la combustione della legna. 2) Oggetto di latta con base larga a forma di tronco di cono e sulla quale è saldato un tubo anch'esso di latta, per ravvivare i carboni del braciere.
Maggesata: Terreno arato dopo essere stato lasciato incolto per un certo tempo.
Magliariellu: Fattorino, arnese di legno bucato in cui le donne infilano i ferri da calza. Li costruivano i pastori durante le pause del lavoro, alcuni rotondi altri quadrati. Erano dei piccoli gioielli di artigianato.
Magliuolu: Piccolo sarmento che si trapianta.
Majise: Maggese; terreno arato o zappato dopo essere stato incolto per qualche anno.
Majorca: Grano tenero originario da Majorca.
Manata: v. Jermite.
Mànganare: Granolare il lino.
Manganello: Asse di legno al quale venivano legate le corde per suonare le campane.
Manganiellu: 1) Carruccio per i bambini fissato su pesante base di legno, raramente su ruote come gli attuali girelli. 2) v. Ciùcciu.
Mànganu: Gràmola. Arnese per maciullare il lino, dopo macerato nell'acqua, allo scopo di separare le fibre legnose da quelle tessili. Gramolare il lino era un lavoro oltremodo faticoso ed al mietitore che ritornava dal lavoro, anch'esso pesante, in senso ironico si soleva dire: "Ohi tu chi vieni 'e mètere, rifriscate a ssu mànganu". (Tu che ritorni dopo aver mietuto ora potrai ristorarti gramolando il lino).
Mangiatura: Mangiatoia, greppia per bovini ed equini.
Mangune: Sbarra di legno che si metteva trasversalmente dalla parte esterna della porta per impedirne l'apertura dal di dentro. Si usava quando si voleva impedire l'uscita di qualche misterioso innamorato che nottetempo penetrava nella casa della sua bella, Si usava anche per chiudere la porta dei pagliaio.
Mantera: Grembiule di tela ruvida che usavano i mietitori.
Maniglia: Aggeggio di ferro che chiudeva la porta dall'interno.
Manigliune: Maniglia più grande.
Manìpolo: Operaio, generalmente giovane, che aiuta il muratore apprestandogli pietre, calcina, mattoni.
Manti: Mantelli.
Manuelle: Levette di legno che azionavano il "verracchiu".
Manuzza: 1) Ferro a forma di mano per battere sul portone. 2) Pestello per il sale. 3)v. Manuelle.
Marruòcculi: Piccoli assi di legno, levette che servivano a far girare il "ciucciu" o "manganiellu" e che alla fine si fermavano al carico di fieno o altro per non fare slegare la corda.
Màrgiu: Terreno non dissodato da lungo tempo.
Martellina: Sistema frenante usato sia per il carro che per il tràino. Era formato dai seguenti pezzi:
a) verriciellu: Asse con ruota destinata a muovere i freni.b) pezzotti: Pezzi di legno di un certo spessore che, azionati dal "verriciellu" si poggiavano in modo più o meno forte sulle ruote e perciò frenavano.c) zoccolette: Pezzi di legno nei quali venivano incastrati i "pezzotti". d) traversa: Sbarra di legno che permetteva il funzionamento del sistema frenante nel senso che faceva premere sul cerchione le "zoccolette" alle quali erano incastrati i "pezzotti".
Martelluzzu: Martelletto per battere sul falcione da affilare.
Maruce: Manico della zappa, della pala o della scure.
Marucìcchiu: Leva per arrotolare il tessuto al sùbbio.
Mascatura o Maschiatura: Serratura delle porte.
Maschi: Mortaretti che si sparano in occasioni di feste.
Maschiettu: Paletto, stanghetta verticale di ferro per chiudere porte o finestre dall'interno.
Mascu: Paletto, stanghetta di ferro orizzontale per chiudere la porta dall'interno.
Massaru: Bovaro, conducente di carro
Mastría: Manodopera del maestro artigiano.
Matarazzu: Materasso. Solo pochissime famiglie potevano usare materassi di lana. Le altre usavano quelli di cascami di lana, altre ancora di pannocchie di granturco.
Matassa: Matassa di lana o di lino.
Matassaru: Aspo. Usato per formare le matasse dei filati.
Mazza: Mànico di legno della "bacchetta".
Mazzariellu: Asse di legno a forma di matterello per battere le spighe di grano sul l'aia quando non si usavano i bovi.
Mazzettine delle campane: Cunei di legno che servivano a fissare meglio le campane all'asse.
'Mbastu: Basto, usato per gli equini addetti al trasporto di merci a dorso.
'Mbutillu: Piccolo imbuto usato per riempire i salami.
'Mbuttita: Coperta imbottita di lana. Si usa ancora ma solo nei paesi di montagna a causa della rigidità del clima.
'Mbutu: Imbuto.
Menza porta: Parte superiore della porta che serviva a dar luce al pianterreno. La parte inferiore si apriva solo per consentire l'entrata e l'uscita delle persone. Tale sistema si usava per le porte dei bassi. Nel caso in cui il pianterreno era usato come stalla o magazzino, la porta era intera: la parte superiore però era divisa da pioli di legno posti a poca distanza verticalmente per permettere l'areazione del locale, generalmente umido. La parte superiore di notte veniva chiusa con uno sportello di legno.
Mètere: Mietere sia il grano che il fieno.
Miccia: Incastro fra il "raggio", la "gavìglia" ed il "miuolu" sia del carro che del tràino.
Micciaruli: Lucignoli ed anche micce per accendere i "maschi".
Micciu: Stoppino per lume a petrolio.
Minante: Pollone dritto che nasce sui rami specialmente di piante parassite e va eliminato perché impedisce alla luce ed al sole di penetrare tra i rami.
Mistero: Immagine sacra.
Miuolu: Mozzo della ruota del carro o del tràino.
Molla: Tessuto usato per i bordi dei veli.
Molletta: Pinza di ferro per focolare o braciere.
Monachiellu: v. Fumaru.
Mónacu: 1 ) Asciugatoio per panni, di forma semisferica che si poggiava sopra il braciere. 2) Grossa trave sulla quale poggiava la grossa orditura del tetto. 3) Pezzo di ferro al quale si appendeva il paiolo nel focolare.
Morse: Ferri a forbice che venivano infilati nelle natici dei bovi e tirati con le corde "paricchiare" che avevano la stessa funzione della briglia nella guida del tràino.
Morsu fintu: Serretta posta sotto il muso dell'asino o del mulo.
Mpajare: Aggiogare i bovi al carro o all'aratro.
Mucchi: Frasche usate per farvi salire il filugello per fare il bozzolo.
Mulettieri: Mulattiere.
Mula 'e Zinzi: Una mula di proprietà del barone Zinzi e rinomata per il fatto che essendo abituata a vivere bene, faceva tutti i capricci.
Mulu: Mulo.
Mulu 'e sc-chinu: Mulo usato per R trasporto a dorso (schiena) con basto.
Mulu 'e mmienzu: Mulo posto al centro perché più forte.
Mulu vilanzinu: Mulo laterale al tiro del tràino.
Mùscula: Uncinetto che sta in cima al fuso.
Mùsici: Componenti la banda musicale.
Mustu: Mosto.
Mutanne: Mutande.
Muzzarelle: Mozzarelle.
Muzzetta: Sacchetto pieno di biada che veniva legato al collo degli equini per permetter loro di mangiare durante il percorso senza essere staccati dai veicolo.



N
Naca: 1) Culla per bambini generalmente sospesa sul letto. 2) Anche amaca. 3) Corda che univa le sponde del carro e sulla quale siedeva il bovaro. 4) Specie di amaca di corda alla quale venivano sospesi gli equini quando avevano qualche arto ammalato. Ciò per permettere il riposo e quindi la guarigione delI'arto.
Naticchia: Pezzetto di tavola che, girando attorno ad un chiodo piantato in un lato della porta o finestra, serviva a chiudere.
Navetta: Spoletta.
'Ncannare: Avvolgere il filo sulle canne o cannelle.
'Ncirata: Telone cerato, impermeabile, per coprire il carico del carro o del tràino in caso di pioggia.
'Ncudine: Piccola incudine sulla quale si batteva il falcione da affilare.
Nettare: Pulire gli alberi dai rami secchi inutili.
Nocche: nodi.
'Nsurcare: Tracciare i solchi sul terreno zappato o arato.
'Ntippulu: Tappo.
'Ntrigaturu: Avvolgitoio. Fuso di ferro per avvolgere il filo alle cannelle o alle canne.
'Ntruzzare: toccarsi, brindare facendo tintinnare i bicchieri di vino o di liquore, bere bevande alcoliche.
Nuce (còrchie 'e): Malli di noci usati per colorare tessuti e filati.
'Nzurfare: Inzolfare le viti per combattere l'oidio.


O
Ogliarula: Oliera.
Oglio: Olio di oliva.
Oncia: Antica misura di lunghezza equivalente a cm. 2,15. Anche misura di peso di gr. 28.
Ordituru: Attrezzo che serviva per ordire la trama. Orditoio.
Orletta: Merletto che orlava il corporale o altri lini per i vasi sacri.


P
Pala 'e l'aria: Pala di legno dal lungo manico per "vulare" il grano sul l'aia per separarlo dalla pula.
Paletta: Paletta di ferro, quasi sempre costruita da zingari così come le mollette, da servire per il braciere o il focolare.
Palle: Piccoli pezzi di tessuto di lino inamidati che coprivano la patena ed il calice.
Palmo: Antica misura di lunghezza di cm. 26,50.
Palu di maccarruni: Mattarello per preparare la pasta in casa.
Palu d'u tilaru: Leva che serviva a far girare il sùbbio dell'ordito. Serviva anche per fermarlo durante la tessitura.
Palummelle: Pezzi di legno con foro al centro nel quale ruotavano i subbi dell'ordito e del tessuto. In quello posto a destra del sùbbio del tessuto vi erano dei buchi nei quali si infilava il "pirune" per evitare che il tessuto si srotolasse.
Pàjiura: Legacci di pelle che legavano il giogo al collo dei buoi. Venivano legati a nocca cioè a fiocco perché potessero essere facilmente sciolti in caso di necessità ed evitare lo strangolamento dei buoi.
Palumbelle: Assi superiori delle pareti del carro. Univano quelle verticali per mantenere le pareti stesse.
Pàmpinu: Fronda del gelso sia bianco che nero per alimentare i bachi da seta. Quelle di gelso bianco si davano nei primi giorni di vita perché facilmente digeribili, le altre nel periodo successivo.
Panarazzu: Grosso paniere, generalmente orizzontale. Era chiuso da un coperchio di legno a due battenti. Lo si appendeva alle travi per conservare il salame.
Panaru: Paniere.
Pannizzi: Pannolini.
Pannu 'e lana: v. Frannina.
Paranta: Mazzetta della porta o finestra. Lato verticale fisso. v. Anta.
Parata: vestita, addobbata, apparecchiata
Paricchiara: Le due corde che legate alle "morse" venivano usa" te per guidare i bovi.
Parmientu: Palmento.
Pàssula: Uva passita.
Pastrinu: Arnese di ferro a cavalletto per fare i buchi per trapiantare il sarmento.
Pastura: Pastoia sia per bovini che per equini.
Patena: Piattino d'oro o d'argento sul quale viene posata l'ostia durante la Messa.
Paternostri: Rosario.
Pedàcchia: Calcala del telaio.
Pedali: Pedali. Erano quattro ed azionavano i licci a seconda del tipo di tessuto che si voleva confezionare.
Pede d'a vrascera: Base rotonda di legno al centro della quale si poggiava il braciere. Serviva anche per poggiarvi i piedi di chi si riscaldava.
Petra d'u sazieri: v. Manuzza (2).
Petra d'u tilaru: Pietra che si appendeva con un laccio alla "rittu- del sùbbio dell'ordito perché il tessuto venisse uniforme. Aveva la funzione di contrappeso.
Petra torchina: Solfato di rame.
Petturale: Pettorale. Cinghia di cuoio che legava il petto dell'equino al basto.
Pezzotti: v. Martellina.
Pianeta: Paramento sacerdotale. Viene indossato dal sacerdote sopra il càmice durante la Messa.
Piattera: Scaffale per tenere i piatti.
Piennula: Grappolo d'uva.
Piéssuli: Schegge di legno prodotte dal taglio di tronchi di legno con la scure ed usati per accendere il fuoco.
Piessulilli: pezzetti di legno o di sughero.
Pìettine: Pettine.
Pignata: Pignatta di terracotta. Usata specialmente per cuocere fagioli.
Pinnacchiellu: Pino giovane.
Pinnacchiune: v.Pinnacchiellu.
Pinne: Lenzuola di lana tessute in casa. Si adoperano nei mesi invernali quando il clima è rigido.
Piranna: Vaso di terracotta a tre manici nel quale si conservava lo strutto di maiale o altro.
Pirune: Legnetto rotondo che serviva a fermare il "marucìcchiu".
Piruni d'e graffe: Pali laterali del tràino che venivano infilati nelle "graffe". Venivano usati come sponde per mantenere il carico del tràino.
Pisa d'u sazieri: v. Manuzza.
Pisa: Antica misura di peso per lana e lino ed equivalente a kg. 3,200.
Pisciaturu: v. Cántaru.
Pisera: trebbiatura del grano.
Pisa: Grossa pietra piatta tirata dai bovi sul grano sparso sul l'aia per essere sgranato.Anche la pietra sulla quale si battevano le spighe col "mazzariellu" per ottenere lo stesso scopo.
Pisare: Sgranare il grano sul l'aia usando la "pisa".
Pisera: Quantità di grano che si può ragionevolmente "pisare" sulI'aia.
Pitignu: Vitigno.
Pistilli: castagne secche, sgusciate e mondate.
Pizzillo: Pizzo, merletto.
Polvere: Polvere da sparo usata per confezionare i "maschi" o altri fuochi d'artificio.
Porta bacchetta: Anello di metallo con sottofondo nel quale veniva infilata la "bacchetta" del biròccio quando non veniva usata.
Portatura: Trasporto.
Pòsima: Amido per inamidare la biancheria.
Primentije: Grano primaticcio.
Pripenna: appezzamento di terreno della Sila di modeste dimensioni, preso in fitto stagionale da braccianti e contadini, per coltivarvi segala e patate.
Pùccula: Tubo di ferro nel quale girava l'asse della ruota del carro e del tràino e che veniva ingrassata per evitare l'at trito.
Pulia: Vento di ponente che permette di separare il grano dalla pula.
Punta 'e stanghe: Estremità delle stanghe del tràino.
Puntetta: Estremità del frustino che si faceva schioccare in segno di festa all'avvicinarsi del conducente alla sua abitazione o in altre occasioni o gare di abilità con altri carrettieri. Lo schioccare era dovuto al fatto che la "puntetta" si muoveva con tale velocità da provocare quel suono.
Puntillu: Asse di legno che si portava sottostante al tràino e che si poneva in posizione verticale allorquando durante qualche necessaria sosta lungo il viaggio, per far riposare gli equini da tiro, si faceva gravare il peso di tutto il tràino su tale aggeggio.
Punturu curtu: Pungolo usato dal bovaro alla guida del carro. Il punturu luongu detto così perché più lungo, veniva usato dal bovaro che guidava l'aratro.
Punzuniettu: Paiolo di rame a due manici.
Pupillu 'e lana: v. Pùpulu.
Pùpulu: Matassa di lana arrotolata e bambolata.
Purtune: Portone. Usato solo nei fabbricati di una certa importanza. Era ricoperto di lamiera.
Pusteriu: Grano tardivo.
Pustulena: Cinghietta sottocoda degli equini.
Putare e potatura: Potare gli alberi, potatura.


Q

Quadara: Caldaia.
Quadaruotu: Paiolo di rame che si appendeva alla "camarra" nel focolare.
Quatrettinu: Quadrettino.
Quarta: La quarta parte di una quantità definita.
Quarti: avere i quarti, essere indisposto e nervoso, non sentirsi molto bene.
Quaterno: Quaderno.
Quòndam: Defunto.


R
Raganella: Tovagliolo tessuto in casa. Serviva come strofinaccio per la cucina.
Raggi: v. Bastuni.
Ragu: Rudimentale erpice fatto di frasche spinose intrecciate.
Ramaglia: Rami secchi per accendere il fuoco.
Rametta: Ramino. Recipiente di rame per la cucina.
Rarica: radice di liquirizia.
Rasa: Angolo della casa.
Rasc-cu: Cacio ad alta percentuale di burro. Per indicare due prodotti squisiti si soleva dire: "Rasc-cu vacchinu e casu pecurinu".
Raspu: Raspo di grappolo d'uva.
Refòndere: Rincalzare le viti.
Régalia: Pezzo di legno spaccato, specialmente resinoso.
Remonda: Pulitura dei castagni togliendo i rami secchi.
Rètina: Gruppo di due o tre equini attaccati al tràino.
Rètine: Redini per la guida degli equini attaccati al tràino.
Ribotto: Batacchio della campana.
Riciuoppu: Grappoletto d'uva che susta sulla vite dopo la vendemmia.
Ricotta: Ricotta caprina (la più squisita) pecorina-vacchina vergine (quest'ultima ricavata dal fiore del latte).
Rinale: v. Cántaru.
Rinusu: Cacio ricavato dai residui della pastata o tuma.
Rittula: Frusta di "raja" (salsapariglia) che si metteva nella scannellatura dei subbi per far sì che sia l'ordito che il tessuto potessero arrotolarsi facilmente.
Ritune: Rete di lacci usata per portare sotto il traino cibi o altri oggetti utili lungo il viaggio.
Rivuotu: Periodo di fermentazione del mosto con le vinacce.
Rizzimmuotu: Massetto del pavimento; poggiava sulle fallacche e su di esse venivano posati i mattoni del pavimento. Generalmente veniva preparato con calcinacci, argilla mista a paglia.
Roncato: Albero tagliato con la roncola.
Ròtolo: Antica misura di peso equivalente a kg. 0,900.
Rugagnu: Ogni recipiente nel quale si conservavano liquidi.
Rughella: stradina lunga e stretta.
Runca: Roncola.
Runcigliu: Falcetto.
Ruótula: Base di legno a forma di imbuto schiacciato con bordo laterale rialzato tranne che nella parte stretta. Vi si posavano a sgocciolare i panni dopo lavati prima di essere stesi.



S

Sacchi: Sacchi.
Sacchina: v. Muzzetta.
Saccone di paglia: Grosso sacco ripieno di paglia usato come materasso.
Saccune: Grande sacco, pagliericcio ripieno di pannocchie di granturco, di paglia o erbe lacustri.
Saccuni: Tessuto per pagliericci, materassi.
Sàgola: Laccio o cordicella.
Salsìccia: Salsiccia di carne di maiale.
Saramietu: Sarmento.
Sárcina: Fascina di frasche secche per riscaldare il forno per cuocere il pane.
Sarcinale: Trave maestra, di castagno o di pino per sostenere le altre per evitare l'avvallamento del pavimento. Era posta trasversalmente alle altre.
Sazieri: Mortaio in legno duro o di metallo per pestarvi il sale.
Sbarattatávula: Paniere nel quale si raccoglievano i residui del pasto (pane o altro).
Sberra: Ferro a spicchio che si applicava alle semiunghie dei buoi.
Scacúglie: Ramoscelli secchi buoni per accendere il fuoco.
Scàglia 'e sapune: Piccolo pezzo di sapone.
Scáglia: Pietra focaia. Su di essa si batteva con l'acciarino per provocare scintille per accendere l'esca e quindi il fuoco.
'Scanti: paure improvvise, sobbalzi e malanni subitanei.
Sc-chinu: Schiena.
Scinnitila: Funicella che si legava alla "rìttula" che sosteneva l'ordito affinché lo stesso fosse utilizzato ai massimo. L'ordito perciò veniva calato, sceso, proprio vicino al sùbbio del tessuto.
Scippa: Lo scasso del terreno per piantare le viti. Aveva una profondità media di 90 cm.
Sciungata: Giuncata. Ricavata dal latte pecorino rappreso ma non salato.
Scocare: Incapacità del grano a crescere appena nato per la inclemenza del tempo.
Scocciare: Sgranare, specialmente le spighe di granturco.
Scorziglia: Residui di ricotta.
Scotuliare: Scrollare le spighe del granturco.
Scucúglie: Ramoscelli secchi buoni per accendere il fuoco.
Scucullare: Sbozzolare.
Sculapasta: Colabrodo.
Scumarola: Schiumarola.
Scupa 'e canna masca: Scopa di canna palustre.
Scupa: Scopa.
Scúpulu: Scopa di erbe ma senza manico.
Scúpulu: Scopa di erbe ma senza manico.
Serratura: Segare il legname.
Serretta: Morsa a seghetto per gli equini.
Servietti: Salvietti, tovaglioli.
Sferra: v. Sberra.
Siettu d'u 'ntrigaturu: Base di legno sulla quale girava "'u 'ntrgaturu".
Siettu: Sgabello di legno.
Siettu d'u carru: Fondo del carro dove si posava il carico.
Siettu 'e l'aria: Sede dall'Aia.
Sinale d'a finestra: Scasso del muro esterno della casa in corrispondenza della finestra per permettere meglio l'affacciarsi delle persone.
Singu: Misura lineare usata solo per panno tessuto in casa. Equivalente a m 2,65.
Simoie: Specie di bronzine nelle quali girava l'asse della ruota
Sìricu: Baco da seta.
Smorse: v. Chiamate.
Soma: Quantità di merce trasportata da un mulo.
Sonagliera: Campanellini attaccati alla gavezza degli animali.
Sopracuda: Cinghia posta sopra la parte posteriore degli equini
Spachi: Spaghi.
Spajare: Staccare i bovi dal giogo del carro o dell'aratro.
Spasella: Piccola cesta o cassetta rettangolare di assi strette di legno usata per contenere, trasportare o conservare frutta.
Spica: Spiga.
Spiculiare: Spigolare.
Spicune: Angolo, spigolo del muro.
Spicunera: Angoliera. Stipo costruito in modo da adattarsi agli angoli, specialmente della cucina.
Spina 'e pisci: Spina di pesce.
Spine e sbràgasciu: Rami di arbusto dalle spine molto lunghe che vegeta prevalentemente nelle zone aride delle marine (solo raramente nelle zone collinari e di montagna), ed usati per la costruzione di siepi destinate a recingere poderi. Molti "sepalari" avevano qualche dito rattrappito perché punto da queste spine. L'arbusto è conosciuto anche col nome di "porcospino". In botanica è indicato come "marruca, paliurus", e anche "paliurus spinacristi".
Spitigare: Sfoltire i tralci delle viti.
Spitillu: Tostino per il caffè.
Spitu: Spiedo di ferro o di legno. Quest'ultimo si usava specialmente in campagna per arrostire lardo o pancetta.
Sporta: 1) Cesta fatta con strisce di legno di castagno o di vimini per trasportare frutta o altro. 2)Cesta di canne che si portava sotto il tràino. Aveva la stessa funzione del ritune.
Spruvieri: Cortina di stoffa per proteggersi dal freddo nel letto a mo' di baldacchino.
Spuntaturu: Pezzo di cuoio che legava la punta delle stanghe alla vardella del mulo.
Spurgo: Pulitura dei canali di scolo delle acque.
Spuria: Striscia di terreno tra due solchi principali che può essere seminata a mano.
Spurutune: Sporta chiudibile nella quale si trasportavano latticini.
Staffile: v. Bacchetta - v. Mazza - v. Puntetta - v. Frustinu.
Stametta: Filo dell'ordito.
Stamile: L'insieme degli assi verticali che formavano la cassa del carro. Erano tenute insieme dalle "Palumbelle".
Stigli: Scaffali, arredi, mobili in genere.
Straccale: Cinghia sottocoda degli equini.
Stricaturu: Tavola, asse su cui si stropicciavano i panni da lavare. Trasversalmente vi erano delle scanalature per poter meglio stropicciare i panni.
Striglia: Strumento composto di più ùlame di ferro dentate per sfregare e pulire i mantelli dei cavalli e simili.
Stujiavucca: Salvietta tessuta in casa. Tavagliolo.
Stuppa: Stoppa, cascame di lana.
Sùgliu: Sùbbio. Nel telaio vi erano due subbi: uno per l'ordito e l'altro per il tessuto.
Sullecca: Rinzaffo di calcina che si faceva tra la sponda delle tegole di uno spiovente di un tetto ed il muro più alto al quale era poggiato.
Supracàrricu: Compenso in natura che si corrispondeva, a titolo di regalia, al trasportatore di patate o di grano. E' una voce impropria in quanto tale compenso non veniva corrisposto così come vorrebbe sembrare, per il fatto che il carico fosse superiore a quello previsto ma perché molte volte i carrettieri dovevano effettuare il carico percorrendo strade acci dentate o terreni fangosi.
Suprapuortu: Architrave in legno di castagno su porta o finestra.
Supratàvula: Frutta che viene servita alla fine del pasto.
Suttapanza: Cinghia di cuoio che legava il basto alla pancia degli animali.



T

Tajella: Teglia, per lo più di rame.
Tajilli: Paletti di legno di castagno usato per sostenere le tegole. Piccola orditura del tetto.
Tamburri: Tamburi.
Tavulatu: v. Cannizzu.
Tavule 'e liettu: Tavole ricavate da tronchi d'albero senza nodi e sulle quali poggiavano i materassi.
Tavulune: Tavole di castagno per opere (porte, finestre) cm 4 o 6.
Tenapignata: Pietra concava alla quale veniva poggiata la pignatta per evitare che cadesse.
Tenavacile: Supporto di legno o di ferro sul quale poggiava la bacinella per lavarsi.
Tenute delle campane: Tutto ciò che serve a tenere sospese le campane all'asse.
Terràggio: Terràtico; fitto che il colono pagava al proprietario del fondo.
Terzinelle: Ricotta o caciocavalli ridotti ad un terzo di quelli normali.
Testimoni: v. Chiamate. Questo nome anche per testimoniare la volontà del proprietario di costruire altro muro collegandolo al primo.
Tianu: Tegame di terracotta.
Tierzi: terzi che affidano animali, soprattutto capre, a massari e pastori del paese per condurli ai pascoli estivi di montagna.
Tigilli o tijilli: Travicelli di legno di castagno che formano la piccola orditura del tetto.
Tilarettu: Telaietto rettangolare o circolare col quale si ricamava sulla tela.
Tilaru: Telaio a mano.
Tiletta: Specchio ribaltabile incastrato in cornice di legno rettangolare oppure ovale, fissato con due viti ai lati di un telaio.
Timpagnu d'i maccarruni: Asse, tavola quadrata o rettangolare levigata sulla quale si impastava la farina per preparare la pasta.
Timpagnu: Disco di legno che si metteva sui vasi di terracotta nei quali venivano conservati cibi salati.
Timparinu: Coltello a lama fissa.
Timugna: Bica di grano.
Tina: Tino.
Tingere: Colorare tessuti o filati.
Tiniellu: Vaso di terracotta cilindrico per conservare cibi salati (carne di maiale, funghi, pesci, pomodori, peperoni).
Tiranti: v. Catine 'e fierru.
Tòccara: Raganella, bàttola. Tavoletta di legno con due battenti di ferro che, agitata, rende un suono strepitoso e che si usa nella settimana santa invece delle campane.
Tòmolo o tùmolo: Misura di legno per aridi della capacità di 55 litri.
Tomolata: Misura agraria di superficie corrispondente a 3.333 metri quadrati.
Tonicelle o tunicelle: Abiti indossati dai ministri (diàconi e suddiàconi) durante la celebrazione della Messa.
Topa: grosso pezzo di legno usato per alimentare il fuoco della carbonaia.
Toparella: Sgabello di legno rustico poggiato su tre piedi.
Tòrcere: 1) Filare, avvolgere due o tre fili; 2) Strizzare i panni dopo lavati.
Torchia: 1)pollone di castagno torto e usato per legare fascine, paletti di siepe e altri oggetti. 2)legaccio di fruste flessibili e resistenti. Si usava per legare il giogo al carro. Altre volte, per lo stesso uso, si usavano corde o catene di ferro.
Torcimussu: Pezzetto di legno col quale si stringeva il muso degli equini per costringerli a sottoporsi alla ferratura.
Tornese: Moneta equivalente a L. 0,01.
Trabacca: Letto di ferro o legno.
Tràinu: Tràino.
Trama: Filo che attraversa l'ordito.
Tràglia: Treggia. Arnese per trasportare le "gregne" sul l'aia.
Traversa: 1)Legno di pino grosso e dritto dal quale si ricavava la pece; 2)v. Martellina.
Travi: Travi di legno di castagno o di pino. Le più resistenti erano quelle del cuore del pino detto "vutullo".
Tripidicchiu: Reggilumino di latta triangolare. Agli angoli dello stesso venivano fissati pezzetti di sughero per farlo galleggiare sull'olio della lampada. Al centro c'era un fornellino nel quale veniva posto il lumino da accendere.
Tripidu: Tripode di ferro sul quale si poggiava la casseruola o la caldaia.
Trivillare: Spillare il vino dalla botte.
Tuma o pestata: Pasta fresca del cacio prima di essere messa nella forme.
Túmulo: Tòmolo; misura di legno per aridi della capacità di 55 litri.
Tuváglia 'e tavula: Tovaglia da tavola.
Tuváglia: Asciugamano.
Tuvaglia 'e facce: Tovaglia da faccia.



U
Ulice: erica, cespuglio usato come legna da ardere e i cui steli ben fronzuti vengono anche utilizzati per fare scope.
Unti: unzioni, cerimonie di purificazione contro gli scanti e altri mali improvvisi.
Uòcchiu 'e prenice: Occhio di pernice.
Uoriu: Orzo.
Urzulu: Orciuolo.
Utru: Otre.
Uva: Uva in senso generico.
Uva fragula: Uva fragola.
Uva janca: Uva bianca.
Uva marvasia: Uva malvasia.
Uva nìvura: Uva nera da vino e da tavola.


V
Vacile: Bacinella di metallo usata per lavarsi.
Vajina: Guaina di cuoio per proteggere la parte affilata della scure durante il trasporto quando non veniva usata.
Vanchietti: Cavalletti di legno o di ferro sui quali poggiavano le tavole del letto e quindi i materassi.
Varcare: Gualcare i tessuti per renderli più compatti.
Varcu: Gualchiera.
Varda: Basto da soma usato per i muli che dovevano trasportare merce diversa a dorso.
Vardella: Basto per equini addetti al tiro del tràino.
Varra: Sbarra di legno che si metteva trasversalmente alla porta in aggiunta alla normale chiusura.
Varrilara: Specie di scaffale a pioli, infissi nel muro e sui quali si poggiavano i barili pieni d'acqua potabile.
Varrile: Barile. Recipiente di legno usato per trasportare liquidi: acqua potabile, vano, olio.
Vattapurtune: Anello di ferro, battente del portone.
Vattituru: Randello di legno appiattito ad un'estremità per battere le spighe sul l'aia.
Ventáglia: Ventola di legno per ravvivare il fuoco del camino o del braciere. E' costituita da una frusta di castagno lunga circa 45 cm.; per meno della metà intera e l'altra divisa in sottili strisce, sempre attaccate al manico. Le strisce successivamente vengono aperte a forma di ventaglio ed all'estremità superiore ed al centro tenute ferme da altre striscioline dello stesso legno intrecciate.
Ventuligna: Cavalletto di ferro ad S che si metteva sotto la legna del focolare per permettere una maggiore ventilazione e facilitare sia l'accensione che la combustione della legna.
Verracchiu: v. Ciucciu.
Vermicelli: Tipo di pasta ancora largamente usato.
Verriciellu: v. Martellina.
Vertere: Stanghe del carro.
Verzi: Verze. Varietà di cavolo.
Vicenda: L'avvicendamento della coltura di un terreno; nel senso che un anno viene coltivato e l'altro no.
Vièrtule: Bisacce.
Vinnimare: Vendemmiare.
Viscíglie: Piante giovani di castagno.
Vitrate: Vetrate.
Voltare (la Chiesa o il coro): Riparare le tegola del tetto di una casa togliendo e sostituendo quelle rotte oppure rivoltare quelle in buone condizioni.
Vorda: Piccola trave, generalmente di castagno.
Vota: Pianterreno adibito a magazzino o stalla.
Vraca: v. Straccale.
Vrascera: Braciere.
Vrazzale: Specie di sopra-maniche usato dai mietitori per salvaguardare le maniche della camicia.
Vriglia: Briglia del cavallo o del mulo.
Vrocca: v. Furcina.
Vruga: Gorgo, fossa non profonda d'acqua nella quale si metteva a macerare il lino prima che fosse scardassato.
Vucatu: Bucato.
Vúccula: Anello di ferro infisso al muro esterno della casa al quale si legavano gli equini in sosta.
Vuda: Erba lacustre usata per il fondo delle sedie.
Vutta: Botte.
Vuttàcchiu: Piccola botte.

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